Alla luce del lampadario

Wilson Max Costa Teixeira

Le celebrazioni bagnano i cieli nelle mie ore crepuscolari – piene di ombre, piene di luci. È un peccato che non ci sia un coro di angeli alati che cantano glorificazioni quando posso avere visioni celesti come quelle che ho davanti alle sacre scritture.
Le nuvole illuminate pervadono di quella solita effimera, sembrano giovenche che qualche pastore ha perso – ma esistono solo nei miei sogni ad occhi aperti. E io, uscendo dalla nebbia, mi alzo dalla sedia vicino agli scaffali; Prendo il libro, accendo il lampadario e
Sfoglio le pagine miniate di questo alone mutevole; e senza rendersene conto, la luce e l’ombra si alternano, rivelando il significato di ogni lettera del vecchio testo. In queste mosse divine quel delirio non smentisce, le immagini che mi fanno rapire mi accarezzano. Vedo rovine, vedo la terra e il Cristo risorto, tenuto per le braccia, svenuto sull’albero; nel frattempo, Satana – seduto molto immobile su una montagna aspra – lancia sassi dall’alto per distrarsi.
I demoni mi sono sempre sembrati vagabondi, non fanno nulla: alcuni pruriscono, altri sdraiati sull’erba disturbano alcune persone viventi.
Tutto scorre liscio: cielo, terra, alcuni romani che giocano con i dadi. Il Cristo innalzato, inchiodato all’albero, ha subito corrotto uno dei fianchi poco fa perché un ragazzino goffo, che portava le braccia di un soldato romano, è inciampato su una pietra
e involontariamente seppellì la lancia nel defunto; ma non importa, che il cadavere sia già del tutto annientato; le sue mani ei suoi piedi hanno già strappato i martelli al momento della crocifissione, anche il suo viso si è deformato come qualsiasi cosa dopo la sua morte. Satana lancia ancora sassi dalla cima della montagna; fa smorfie di noia; (il sole muore tra le colline); Satana si sdraia, affogandosi voluttuosamente sugli scogli, mascherando appena il priapismo che lo colpisce sempre nel tardo pomeriggio; mettiti sullo stomaco, le polveri di pelo rosso; una sonnolenza lo colpisce con la brezza mentre si contorce sugli scogli, ma non nasconde gli occhi maliziosi quando vede una pecora colpire un pendio. Il Cristo lo ha già portato sulla tomba di un certo Giuseppe, nativo di Arimateia; là il defunto esaltato fu stivato.

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